Personaggi, atmosfere e racconti non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro. Tuttavia, nel mezzo c’è la consapevolezza di sentirsi vivi, di poter dare qualcosa nonostante questo. Il racconto della centrale elettrica di Bergamo, invece, è un po’ tragicomico. Segnato da momenti altalenanti, Mattia Caldara conosce bene il suo passato. La fiamma, il talento che ha dimostrato prima di lasciare i nerazzurri per un lungo vagabondaggio durato un anno e mezzo, in cui è successo praticamente tutto, è stato sicuramente riacceso dalla decisione di tornare a Bergamo. È stato come cercare di riportare un punto a casa, di ripartire da zero da chi lo aveva rispettato, cioè Gian Piero Gasperini. I primi sei mesi, complici di una pandemia complicante, hanno lavorato per rimetterli in carreggiata. Ma ora è giunto il momento di tornare a uno standard più accettabile.

Partire ok: dopo un lungo periodo di stop, i primi mesi hanno illustrato le caratteristiche di un giocatore che ha ancora molto da raccontare e da dimostrare. Nei momenti dinamici, Caldara è stato messo in discussione, rispondendo sempre: Ci può essere anche un po’ di affanno, non è stato facile per nessuno tornare in campo tra la velocità di gioco persa e le partite ravvicinate. Ma Caldara sa di poter offrire molto di più, ma soprattutto è consapevole dei propri mezzi.

Il perno centrale-Gasperini parte da certezze, quelle centrali sono poche ma hanno qualità di vendita. Caldara sa bene che per convincere il tecnico di Grugliasco deve trovare se stesso, ma quello che abbiamo visto finora è di buon auspicio. Due condizioni sono però importanti per tornare al successo del 2018: la testa, da usare soprattutto sulle palle inattive, e la certezza dei propri mezzi. Il dovere di ritrovarsi, di poter tornare agli standard di qualche tempo fa, e di sperare anche in una convocazione della nazionale.

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